Le edizioni del Premio Pino Veneziano dal 2004 - 2019

Premio 2004 
Alfio Antico

Portatore della tradizione pastorizia e contadina, Alfio Antico é considerato uno tra i musicisti più rappresentativi della cultura popolare in Sicilia. 

 

Premio 2005 
Etta Scollo

 

“La vita per me è musica” dice la Scollo, “la musica ha questa capacità di ricreare emozioni, ricordi  e catturare così il tempo.”
Recentemente Etta Scollo ha ideato e interpretato Canta, Ro’!, un progetto musicale a carattere sinfonico dedicato alla memoria della grande interprete della canzone popolare siciliana Rosa Balistreri.

Premio 2006 
Ascanio Celestini 

 

Un filo rosso collega la diffusione della cultura orale, quella cultura che non lascia tracce scritte dietro di sé, ma racconti, cunti, passaggi di bocca in bocca, da padre a figlio, da nonni a nipoti, narrazioni di fatti lontani o recenti, da Demodoco a Omero, da Don Peppino Celano a Ciccio Busacca, dal cuntista che narrava di Orlando e Rinaldo al cantastorie, giornalista del popolo, che di piazza in piazza riportava fatti e misfatti della cronaca più recente … fino a Pino Veneziano che ci ha anche raccontato con le sue canzoni l’Italia delle stragi negli anni Settanta o il disastro di Cernobyl.

Il filo rosso è, da sempre, la capacità di trasfigurare quei fatti, di “digerirli”, di vederli con occhi “altri” rispetto alla Storia ufficiale, e di restituirli all’attenzione e alla memoria con le parole del popolo; la capacità di farsi medium, mediatore tra gli eventi, mitici o quotidiani che fossero, e la sensibilità popolare che su quegli eventi era chiamata a commuoversi, a riflettere, a ripensare la sua propria personale storia ed anche, perché no, a darsi delle risposte.

Il lavoro di Ascanio Celestini si muove su questo stesso solco, prende il testimone di questa tradizione di cantori, ciechi o vedenti che siano, e conduce il suo “filo” lungo i percorsi della sua terra, l’agro romano, tramanda i giorni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, o, con le parole del padre, quelli della Liberazione di Roma, coi tedeschi in fuga e il bombardamento di San Lorenzo, e altri fatti della storia del nostro Paese così come vissuti dal racconto dei protagonisti, più spesso umili, popolo, fanciulli e non generali né statisti.

Il premio ad Ascanio Celestini intende sottolineare la continuità di questo percorso, le cui origini sono remotissime (forse hanno la stessa età dell’uomo) e che oggi, attraverso il suo luminoso esempio di “cantastorie” moderno, riesce ancora a toccare il cuore e la mente di noi contemporanei.

Premio 2007 
Elsa Guggino e
Fabio Monti


La IV edizione del Premio intende valorizzare, attraverso la figura di Pino Veneziano e nel solco delle precedenti edizioni, la grande forza simbolica del mare, che a Selinunte è anche risorsa ambientale, paesaggistica, culturale ed economica: gli incontri fra culture e genti che da sempre ha favorito; il Mare Nostrum, culla di civiltà, oggi solcato da nuove drammatiche migrazioni; le nuove sintesi e prove di dialogo, non sempre facile, fra culture diverse.
Da queste premesse, trae origine la decisione di assegnare il Premio Pino Veneziano 2007 a Elsa Guggino, antropologa in ambito accademico, per la sua pluriennale attività di ricerca e divulgazione della cultura popolare siciliana e per l’opera di valorizzazione compiuta attraverso i suoi studi e il suo impegno di operatrice culturale con il Folkstudio di Palermo. In questa edizione il premio viene assegnato anche all’attore e regista Fabio Monti, autore con Norma Angelini di due spettacoli su Ignazio Buttitta e su Lampedusa e l'immigrazione,

Premio 2008
Edoardo Winspeare e 
Officina Zoé

Con il suo cinema privo di effetti speciali, Edoardo Winspeare è riuscito a “scrivere” il Salento contemporaneo e a offrirci visioni di elegante e autentica poesia. L’amore e la passione per la sua terra lo hanno spinto ad impegnarsi anche socialmente con la costituzione dell’associazione “Coppula Tisa”, nata per mantenere nel Tacco dell’Italia una Bellezza non solo spirituale, ma anche fisica, cercando di preservarne il territorio.


L’immenso valore dell’azione artistica dell’Officina Zoè sta nell’aver rinnovato il repertorio della Pizzica attraverso composizioni originali – spingendosi oltre una semplice e nostalgica operazione di archeologia – fino a divenire punto di riferimento per molti artisti salentini, che in loro hanno trovato stimolo e ispirazione per riproporre i classici della musica popolare del Salento.

Premio 2009 
Vincenzo Tusa

Il prof. Vincenzo Tusa, recentemente scomparso, durante la sua attività di Sovrintendente ai Beni Archeologici della provincia di Trapani è riuscito a proteggere questo pezzo di territorio  dalle speculazioni mafiose dei cugini Salvo. Ottenuto l’esproprio dei terreni , è riuscito a costituire il Parco Archeologico più esteso di Europa. Anche se sono numerosi i riconoscimenti che egli ha avuto in campo nazionale e internazionale per l’altissimo valore della sua attività culturale, noi vogliamo celebrarlo e premiarlo soprattutto per il lato umano che lo ha contraddistinto nel rapporto avuto con gli abitanti della borgata di Marinella di Selinunte. Infatti Tusa riuscì a convertire gli autori degli scavi clandestini in custodi del tesoro archeologico selinuntino, impiegandoli come guardiani del parco e usufruendo della loro esperienza per compiere, invece, scavi legali. Questo vogliamo premiare: il grande amore che Vincenzo Tusa ha avuto per il territorio e per gli abitanti di Selinunte

Premio 2010 
Pippo Pollina

L’Associazione Culturale Pino Veneziano ha il piacere di comunicare di aver conferito il Premio Pino Veneziano 2010 al cantautore Pippo Pollina per l’impegno civile, la passione e la forza espressiva delle sue canzoni in italiano e dialetto, capaci di trasmettere forti sentimenti al cuore degli uomini. Artista internazionale, non ha mai dimenticato le sue radici, che costituiscono uno degli ingredienti principali della sua poetica. Con il suo lavoro artistico ha contribuito a mantenere viva la memoria di Pino Veneziano, avendone interpretato uno dei suoi brani più coraggiosi sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia. Non meno importante è il suo contributo per non dimenticare i morti della strage di Ustica che ancora reclamano verità e giustizia. La sua musica e la sua poesia sono una urgente e necessaria medicina per quest’epoca contemporanea che ha completamente smarrito la strada.

Premio 2012
Compagnia Daltrocanto

​Una proposta musicale che nasce prima di tutto dalla passione per la musica e gli strumenti popolari del sud Italia, dal riconoscersi in comuni radici di cultura e tradizione, dal volerli rileggere all'oggi perché vivano nel presente e del presente.
Strumenti di diverse aree geografiche e musicali - zampogna e ciaramella, chitarra battente e classica, bouzouki greco e irlandese, basso elettrico, tammorra e tamburello - si intrecciano naturalmente con le voci e le danze dando vita a uno spettacolo dalla trascinante energia sonora.
Una conferma che l’affermazione dell’identità locale non impedisce il dialogo e lo scambio con altri mondi e culture ma, anzi, costituisce valore aggiunto nel superarne ogni barriera.

Premio 2013 
Salvo Piparo

 

Salvo Piparo è oggi il più giovane cuntista siciliano e l’erede migliore di quella tradizione portata in auge da Mimmo Cuticchio (suo maestro). Custode delle memorie più antiche, da anni racconta la Sicilia, le sue storie di vita e leggende popolari. Ha messo più volte in scena spettacoli di Salvo Licata, oltre ad essere stato egli stesso autore di numerosi spettacoli (Crollalanza, Shakespeare era siciliano, Focuranni, una produzione sul 150° della venuta di Garibaldi in Sicilia, e molti altri). Testimonial per Unicef, da anni è impegnato con la sua attività teatrale nella lotta contro il pizzo. Appassionato, devoto e straordinario interprete della voce del popolo, riesce ad essere espressione autentica della saggezza dei grandi pensatori di strada, maestri indiscussi nell’arte del saper guardare la vita attraverso la lente dell’ironia, tra comicità e crudo realismo.
Il riconoscimento a Salvo Piparo è coerente con quella linea ispiratrice che ha voluto legare il Premio Pino Veneziano non solo alla musica ma anche al cosiddetto teatro di narrazione e ai suoi interpreti migliori. Così com’è stato per Ascanio Celestini nella Edizione 2006.

Premio 2014
Fratelli Mancuso
Davide Gambino

 

Premio 2014
Fratelli Mancuso
Davide Gambino

 

Il “Premio Pino Veneziano” nella sua decima edizione è attribuito al regista Davide Gambino per il suo documentario “Pietra pesante”, in cui ritrae alcuni momenti della vita di Lorenzo Reina, pastore e scultore siciliano. Ambientato a Santo Stefano Quisquina, il film racconta con poeticità ed essenzialità il percorso artistico dello scultore e l’asprezza del lavoro di pastore. A Davide Gambino è stato attribuito a New York il premio “Young Italian Filmmaker 2013”. In questo modo ha dimostrato di saper dare una dimensione internazionale a un’espressione locale e al di fuori di ogni stereotipo sulla Sicilia. Il nostro premio gli valga come ulteriore, modesto incoraggiamento sulla strada della sua arte, fatta di colori, suoni, silenzi, parole e poesia di immagini.

 

Il Premio Pino Veneziano 2014 viene assegnato ai fratelli Mancuso. Nella loro musica  c’è una ricerca poetica, un diario intimo volto a nuove sperimentazioni, un linguaggio che affida al canto e alla memoria la bussola per navigare nel mare aperto della contemporaneità. I loro canti di tradizione si confrontano con le esperienze internazionali più innovative. Tra gli ultimi riconoscimenti internazionali a loro attribuiti si può citare  il premio Sound Track Stars all’ultimo festival del cinema di Venezia per la composizione della colonna sonora nel film “Via Castellana Bandiera”, di Emma Dante.

Premio 2015
Eugenio Bennato,
Carlo Petrini,
Antonio Presti,

 

In principio fu la  Nuova Compagnia di Canto Popolare, il primo e più importante gruppo di ricerca etnica sulle musiche e sui ritmi dell'Italia del Sud. Poi  Eugenio Bennato, fondatore della NCCPha continuato la sua attività di studio sulla musica popolare e sulle tradizioni più genuine del Mezzogiorno d’Italia senza cristallizzarsi in un folklorismo di maniera ma elaborando nuovi linguaggi espressivi, individuando i legami e le contaminazioni con la musica e la danza etnica  che uniscono i Paesi della Grande Madre Mediterranea. E’ con il suo progetto Taranta Power, infatti,  che Bennato recupera la testimonial di una storia millenaria del sud d’Italia (la Taranta rituale) e la fa rivivere di una nuova vita, usandola come confronto e contatto fra i popoli. ((per  un mare  mediterraneo che unisca e non divida))

E’ per questa attività di inventore e creatore di parole, ritmi e musiche che viene conferito ad Eugenio Bennato il Premio Pino Veneziano 2015

 

 

Il Time Magazine lo ha inserito nella lista degli "eroi del nostro tempo". Il quotidiano Guardian lo ha incluso, unico italiano, nell’elenco delle 50 persone che «potrebbero salvare il pianeta». Carlo Petrini (per tutti, Carlin) è senza dubbio  uno degli interpreti delle culture “altre”,  ideatore e creatore di importanti manifestazioni di rilievo internazionale da Slow Food a Cheese a Terra Madre, progetto che ha come mission la difesa delle culture  e delle colture locali grazie alla  creazione di una rete mondiale  di contadini, pescatori, allevatori, trasformatori, piccoli produttori che vivono e lavorano a  tutte le latitudini.

Il Premio Pino Veneziano 2015 vuole riconoscere, una volta di più, Il suo impegno civile, la passione del suo lavoro, la ultradecennale attività di ricerca e divulgazione della cultura del cibo e della Terra. 

 

 

Protagonista degli ultimi trent’anni dell’arte contemporanea in Sicilia e non solo, Presti ha donato tutto il suo patrimonio e tutta la sua esistenza nel diffondere bellezza e conoscenza al territorio e agli abitanti siciliani, diventando esempio e punto di riferimento per tutti, artisti e non, anche da un punto di vista etico.

Le sue opere e le sue iniziative sono manifestazioni di elevazione civile e culturale dove l’arte e la cultura non sono pura espressione di se stessa ma strumento di politica alta e fondamentale nutrimento per la qualità dell’anima delle persone.

Per tutto questo ringraziamo il Maestro Antonio Presti e gli conferiamo il Premio Pino Veneziano 2015

Premio 2016
Vinicio Capossela
Franco Arminio

 

Quella di Vinicio Capossela è una personalità complessa e poliedrica. Le sue origini irpine hanno certamente segnato il destino di una propensione naturale al raccontare storie in musica, ripercorrendo con ricchezza d’animo i luoghi della memoria che hanno contrassegnato la sua esistenza anche attraverso un’intensa, poetica, attività letteraria. Il cammino creativo e spirituale di questo grande artista – indubbiamente uno dei maggiori cantautori del nostro tempo – è una risposta, non polemica ma convintamente dialogica, alla persistente instabilità del tempo in cui viviamo. E la sua arte, in questo senso, si sviluppa, in una vivace dialettica tra stabilità e mobilità, all’interno di un «perenne labirinto» in cui l’artista si volge «alla continua ricerca del suo centro, del suo ‘barrio’».

Il Premio che quest’anno abbiamo deciso di assegnargli è un segno di riconoscenza verso la sua vibrante attività di cantastorie di memorie e di acuto interprete della nostra epoca.

Attraverso la poesia, la letteratura e l’attività documentaristica, Franco Arminio si è fatto attento osservatore e narratore del paesaggio che è testimonianza viva e mappa culturale delle realtà locali. Paesaggio come storia e come riflessione sulle identità e sulle lotte civili che interessano i luoghi oltraggiati da uno sviluppo che – per fare eco a Pasolini – non è progresso e si fa promotore impunito di disastri ambientali e di crisi di valori.

Per far fronte alla drammatica condizione di generale spaesamento in cui versa la società contemporanea, in Italia e non solo, Franco Arminio suggerisce di prestare «nuova attenzione ai luoghi che nessuno guarda più»: ed è questa la “paesologia”, lo studio dei paesi dimenticati.

«Io credo in un nuovo umanesimo – afferma Franco Arminio, richiamando la sua Trevico, un borgo dell’Irpinia orientale – e credo che comincerà da questi luoghi, usciti indenni dal grande rogo del benessere. Qui c’è l’arcaico e c’è internet, così si bypassa in un istante tutto il Novecento: la cultura del denaro, la cultura in sé per come è diventata, e si parte per il futuro».

Per tale ragione, e non solo, abbiamo ritenuto il “paesologo” di origini avellinesi meritevole di un Premio intitolato al nostro concittadino che, come lui, narrava le brutture del “progresso” che “non si può più fermare, né farlo regredire" (trad. it. da Lu progressu).

Premio 2017
Giosue Calaciura,
Gaetano Savatteri,
Andrea Bartoli e
Florinda Saieva

 

Premio 2018
Carola Susani
Lorenzo Barbera

 

Viaggiare “in direzione ostinata e contraria” richiede, oggi come ieri,  tempra caratteriale forte, nitida pulizia morale, coerenza inossidabile. Giosuè Calaciura è stato sempre “disobbediente alle leggi del branco”: dalle prime esperienze nel giornalismo maturate in un quotidiano, L’ora, “storico” per l’avversione al potere –  mafioso, innanzitutto –, all’affermazione nella redazione di un programma radiofonico, Fahrenheit, unico per il coraggio di occuparsi di libri, merce destinata al rogo in una società omologata e declinante verso l’incultura; dal suo primo romanzo, Malacarne, all’ultimo, Borgo vecchio, proiettati in realtà di degrado ma trasudanti umanità variegate.

Scrittore originalissimo in un panorama editoriale appiattito da logiche di mercato, Giosuè Calaciura, pur nella sua multiforme produzione, punta i riflettori sull’universo degli ultimi, cogliendone l’anima nelle sue molteplici sfaccettature, oscillante tra la luce e il buio, la disperazione e la speranza, senza nulla concedere a raffigurazioni di maniera. Il suo singolare timbro di scrittura - sospeso tra teatrale visionarietà, immaginazione onirica, crudo realismo - è ravvivato dalla pietas che anima le sue “creature” e i luoghi –talora incantati, altre volte prigionieri di malefici sortilegi- in cui si muovono.

Lo sguardo rivolto a uomini e donne relegati ai margini del consorzio sociale e l’impegno pervicace per una resistenza umana in tempi pericolosamente inclini allo smarrimento dei valori più autentici accostano Giosuè Calaciura, per sensibilità e spirito controcorrente, a Pino Veneziano, testardo paladino, come lui, delle istanze degli ultimi.

Sebbene da tempo viva e lavori fuori dall’isola, Gaetano Savatteri ha come costante punto di riferimento la Sicilia, sia nella sua intensa attività giornalistica che nella sua prolifica produzione letteraria. Dalla Sicilia Savatteri non riesce a staccarsi, probabilmente per un legame ancestrale e per un viscerale affetto che non gli impediscono, tuttavia, di osservarne costumi, protagonisti e comprimari con lucida e distaccata intelligenza. Savatteri ama la Sicilia ma rifugge dal celebrarla con enfasi, detesta i mali che l’affliggono ma alla loro denuncia non accompagna piagnistei conditi di pessimismo atavico, della sua terra sa riconoscerne ritardi e contraddizioni ma anche coglierne i segni di un cambiamento capace di smentire i più consolidati luoghi comuni.

 La rappresentazione della Sicilia che emerge dalle tantissime pagine di narrativa e di saggistica di Savatteri è lontana da quella oleografica e da cartolina ed è disancorata da stereotipi che tuttora si legano, deformandone l’autentico pensiero, anche ai mostri sacri della nostra letteratura. La sua scrittura cristallina e brillante, chiara come nella tradizione del miglior giornalismo dedito alla letteratura, è talvolta accesa da una vis polemica mai fine a se stessa e dal gusto della provocazione. Scrittore e giornalista fuori dal coro –come il suo maestro Leonardo Sciascia, da cui solo apparentemente si distacca nel suo ultimo saggio Non c’è più la Sicilia di una volta -, Gaetano Savatteri ha il coraggio di dire ad alta voce quello che pensa, consapevole di dovere pagare il prezzo del suo non conformismo. Lo stesso coraggio animava, in tempi diversi e con differenti modalità espressive, il cantastorie Pino Veneziano.

Andrea Bartoli e Florinda Saieva – notaio lui, avvocata lei –  nel 2010 lasciano Parigi, dove risiedevano temporaneamente, e decidono di stabilire la loro residenza a Favara, complessa e degradata cittadina a tredici chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento, lo fanno ripromettendosi di non lamentarsi, di non lasciarsi andare alla rassegnazione, impegnando le loro energie economiche e il loro tempo nella costruzione di “un piccolo pezzo di mondo migliore”, per i propri figli e per la città. Nasceva così, sette anni fa, nel centro storico di Favara, tra la diffidenza e l’incredulità generali, Farm Cultural Park, centro culturale indipendente di nuova generazione con una forte attenzione all’arte contemporanea e all’innovazione.

 In poco tempo Farm Cultural Park, con i suoi spazi espositivi, le sue residenze artistiche, SOU - Scuola di Architettura per bambini, è diventata la seconda meta turistica della provincia, dopo il Parco Archeologico di Agrigento, un luogo dove si fa cultura all’insegna dell’innovazione, un’opportunità di crescita economica per un’intera comunità alle prese con le ristrettezze della crisi.

Andrea Bartoli e Florinda Sajeva hanno vinto tante sfide, sfatando più di un luogo comune: i siciliani hanno talento imprenditoriale (Farm Cultural Park non è assistito da finanziamenti pubblici), si può rigenerare un tessuto urbano dissetato avendo un doppio sguardo, rivolto alla storia ma anche alla contemporaneità, creando ricchezza dalla cultura. Farm Cultural Park è  testimonianza concreta di quella che molti osservatori hanno definito l’Orange Economy o Creative Economy.

Nel tempo Farm Cultural Park ha ottenuto tantissimi riconoscimenti nazionali e internazionali, presenze alla Biennale di Venezia e tanti premi, l’ultimo il prestigioso Curry Stone Design Prize. Questo “museo di persone”, come amano definirlo Andrea Bartoli e Florinda Sajeva, perché aggrega artisti, architetti, creativi che vi giungono da ogni dove, non solo dalla Sicilia, è un esempio tangibile "di rigenerazione urbana", riconosciutopersino dall'UE e persino dagli Stati Uniti d’America, che pensano all'apertura di sede dell'ambasciata culturale americana proprio a Favara.

Il loro esempio dà ragione a Pino Veneziano, che della nostra terra cantava: “Si nni po’ fari un beddu jardinu”.

Motivazioni carola.....​

Siciliano e cittadino del mondo, educatore, sociologo, attivista per la pace e i diritti umani, nel corso della sua intensa, inarrestabile attività lavorativa, Lorenzo Barbera è stato uno dei più autorevoli protagonisti della lunga campagna di sensibilizzazione all’azione politica nonviolenta portata avanti in Sicilia – nel solco del suo indimenticabile maestro, Danilo Dolci – dalla seconda metà degli anni Cinquanta. La ferma convinzione di «agire con persuasione», puntando sempre alla fattiva possibilità di concretizzare un programma di crescita economica e sociale del territorio «partendo dal basso», ha fatto sì che negli anni egli riuscisse a sensibilizzare le comunità della Valle del Belìce a compiere azioni di grande forza morale e civile. Basterebbe citare la battaglia per la realizzazione della diga di Roccamena o quella intrapresa dalle popolazioni belicine, esattamente cinquant’anni fa, a seguito del terremoto, per rivendicare e tutelare il valore della propria dignità collettiva e per non essere spazzate via dalla storia. Sono esperienze che Lorenzo Barbera ha saputo testimoniare sia in libri memorabili, come La diga di Roccamena (Laterza, 1964) o I ministri dal cielo (Feltrinelli, 1980), forse il suo capolavoro, sia attraverso gli innumerevoli progetti di sviluppo territoriale promossi mediante il Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione (CRESM), fondato nel 1973. A lui va la nostra riconoscenza per essere riuscito a raccontare e far conoscere agli italiani un altro modo di essere siciliani.

Premio 2019
Sergio Bonanzinga
Mario Incudine

 

Le musiche e i canti della tradizione popolare fanno parte del patrimonio culturale immateriale. In Sicilia, Sergio Bonanzinga (docente di Etnomusicologia, Antropologia della musica e Semiotica delle musiche etniche e popolari all’Università di Palermo)  ha seguito fin dall’inizio della sua attività di studioso dell’antropologia della musica le orme dei predecessori e maestri di metodo – su tutti Diego Carpitella e Antonino Buttitta – per conseguire, grazie a decenni di lavoro sul campo e alla rigorosa ricerca delle fonti, il ruolo di studioso di riferimento della tradizione orale in Sicilia, con la raccolta e le registrazioni dei repertori sonori tradizionali, oggi confluiti in un archivio in costante aggiornamento.

Nell’economia di questo importante lavoro, Sergio Bonanzinga rimane un attento ascoltatore e promotore dei canti del presente, degli autori e dei cantautori che segnano lo spirito della nostra tradizione musicale e che sanno restituirla in un sentire vicino e fedele alla sensibilità del popolo siciliano. E vale la pena ricordare, proprio in questo senso, la fondamentale consulenza antropologica fornita al regista Marco Bellocchio durante la lavorazione del suo recente “Il traditore”.

Per il suo prezioso lavoro di tutela del repertorio sonoro siciliano e per avere da sempre promosso l’importanza dei musicisti e cantautori contemporanei, abbiamo il piacere e l’onore di conferire a Sergio Bonanzinga il Premio Pino Veneziano 2019.

Ancora giovane ma con una carriera già da artista navigato Mario Incudine è tra i protagonisti più importanti ed espressivi della musica siciliana. Artista poliedrico, anche nelle sue incursioni nel mondo teatrale, ha prodotto sempre lavori di altissimo livello. La sua musica è una felice gioia di confrontarsi e mischiarsi alle altre culture del Mediterraneo e i suoi testi raccontano la Sicilia con occhio attento alle cronache contemporanee e sono sempre in difesa degli ultimi della terra come nelle canzoni di Pino Veneziano.